Cronaca

Caso Ivan Ciullo, la perizia sui tabulati solleva nuovi dubbi: "L'indagato non dice la verità"

martedì 3 marzo 2020
La perizia tecnica del criminolo Roberto Lazzari depositata in Procura ricostruisce telefonate e spostamenti del giorno della morte. 

Nuovi elementi di indagine sono finiti all’attenzione della Procura di Lecce che sta indagando sulla morte di Ivan Ciullo, il deejay di Acquarica del Capo ritrovato impiccato ad un albero do ulivo il 22 giugno del 2015.
La famiglia, che non ha mai creduto all'ipotesi del suicidio, ha commissionato una nuova consulenza tecnica depositata nei giorni scorsi dall’avvocato Paolo Maci presso la Procura di Lecce e curata dal dottor Roberto Lazzari, perito e criminologo investigativo. L’analisi svolta dal criminologo sui tabulati telefonici dell’indagato – un uomo con cui Ivan aveva avuto una relazione tormentata – solleva dubbi sulla ricostruzione fornita delle telefonate e dei messaggi scambiati con la vittima il giorno della morte, ma anche sui suoi spostamenti.
“I tabulati dimostrano che ha mentito e che in realtà era ad Acquarica del Capo proprio nelle ore in cui è stata collocata la morte del ragazzo- affermano i famigliari di Ciullo, la madre Rita Bortone e il padre Sergio Martella - l’uomo ha affermato di aver ricevuto dei messaggi dallo stesso Ivan ma di non averli letti.
La perizia tecnica invece dimostra che li ha visualizzati poco dopo averli ricevuti. Nella relazione il dottor Lazzari mette in evidenza che quei tabulati, richiesti nel 2016 dall’allora PM Carmen Ruggero, erano misteriosamente scomparsi dalla copia del fascicolo consegnato agli avvocati. Perché? Che fine avevano fatto e chi aveva interesse a farli scomparire? Per quale ragione quei tabulati, che contenevano la prova delle bugie dichiarate dall’indagato non sono stati oggetto di ulteriori indagini ma anzi hanno portato ad una richiesta di archiviazione del caso? Solo a fine gennaio 2020, grazie al lavoro della dottoressa Vallefuoco, i tabulati sono tornati nel fascicolo d’indagine”.

Nel riepilogare gli esiti delle indagini svolte in questi 5 anni, la relazione mette in evidenza anche altri aspetti della vicenda che meritano approfondimenti investigativi: “Dov’è il mazzo di chiavi che era nella tasca del ragazzo quando fu ritrovato cadavere? E i suoi abiti, perché non sono stati restituiti ai genitori? Che fine hanno fatto? Qualcuno ne ha ordinato la distruzione? Il cavo microfonico al quale è stato trovato appeso il corpo di Ivan Ciullo risulta tagliato ad una estremità probabilmente con un taglierino. L’altra metà del cavo è stata rinvenuta nel bagagliaio della macchina del ragazzo, ma nell’auto non è stata trovata alcuna arma da taglio. Forse il cavo è stato tagliato da qualcun altro? Il cellulare di Ivan Ciullo alle 19,09 si trovava nel centro di Taurisano e non in località Calie, dove è stato ritrovato il suo corpo e dove la sua macchina si era fermata alle 17,13, come testimonia il satellitare installato nell’auto. Con chi era Ivan? Chi lo ha portato da Località Calie a Taurisano? E a chi appartiene l’immobile di Taurisano in cui viene collocato il telefonino?

A queste e a tante altre domande rimaste ancora senza riscontri mamma Rita e papà Sergio chiedono che vengano date risposte.

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